Emozioni

Sono ogni giorno più convinta che l’orgoglio sia formato da due maschere e in ogni occasione sia io a decidere quale mostrare, quella più evidente o quella nascosta?

Sia che ne decida una sia che scelga l’altra, le relazioni con amici e familiari cambiano: se mostro la prima divento proprio insopportabile, costruisco un muro che può oltrepassare solo la gente che sta dalla mia parte e divento testarda più di quanto non lo sia già; con la seconda, invece, tutte le emozioni e i pensieri li tengo dentro me, al fine di non offendere qualcuno.

Essere orgogliosa è comunque una cosa positiva, infatti noto che sono molto più motivata e curiosa.

Un’altra una cosa che mi da sui nervi è non sapere una cosa; per questo mi piace leggere, perchè mi permette -oltre che vivere storie al di fuori della mia- di imparare cose che mi potrebbero servire nella vita di tutti giorni.

A.A. - 

 


 

Bisognerebbe essere semplicemente felici.

Questa emozione è anche un’arma, niente fa arrabbiare il nemico più di vederti sorridere.

È anche un traguardo che bisogna meritare.

I libri insegnano anche il restante 60%, un esempio è il celebre fumetto Charlie Brown che recita “– Secondo me tu hai paura di essere felice, Charlie Brown. Non pensi che la felicità ti farebbe bene?

Non lo so. Quali sono gli effetti collaterali?”

Lo stesso Charlie Brown dice anche “La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull’erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato.”, quindi che la felicità sta nelle cose semplici, nelle cose di tutti i giorni.

Viviamo in una società in cui la felicità è quasi un dovere: sentirsi infelici provoca senso di colpa e un vuoto. Chi è infelice è costretto a trovare una giustificazione alla propria condizione esistenziale.

Ma alla fine c’è solo una cosa che dobbiamo tenere a mente, e che Jorge Luis Borges ha espresso chiaramente con la sua frase

“Ho commesso il peggior peccato che uno possa commettere: non sono stato felice.”

E.C.

 

 


Caro diario,                                                

le emozioni fanno parte della nostra vita, anzi, sono le reazioni che ogni giorno ognuno di noi ha nell’affrontare la vita quotidiana: gioia, paura, tristezza, disgusto. Quindi sono lo specchio di come siamo fatti e anche l’apprendimento passa attraverso le nostre emozioni, perciò esse sono indispensabili per imparare bene o per imparare al meglio.

La paura ci serve per riconoscere il pericolo.

La tristezza nasce dal rendersi conto dei momenti più brutti.

Il disgusto è il rifiuto di ciò che non piace o che può danneggiarci.

La rabbia, quella contenuta, serve per cambiare le cose e sfogarsi per quello che ci irrita.

La gioia è lo stare bene con sé stessi e con gli altri; per stare bene, però, bisogna anche aiutare gli altri, ma nello stesso tempo divertirsi.

Quindi le emozioni, secondo me, sono la capacità di risolvere i problemi della vita e di affrontare al meglio quello che succede.

(C.S.)



La scelta

Vorrei lasciare le mie mani al destino, lasciare che tutto quello che dovrei decidere lo facesse lui. Sarebbe magnifico. Di solito il mio corpo, la mia mente riconoscono subito se quella da fare è una scelta importante o una sciocchezza. Ma tu sapessi, caro diario, come mi sento quando capisco che non è una cosa da niente! Il mio cuore raccoglie tutta l’ansia disponibile su questa terra, e la racchiude dentro di sé,  mi ritrovo sotto una coperta di plastica, senza via d’uscita, con il cuore che palpita e la fronte che suda. Nei primi momenti, quando mi sono appena resa conto della situazione, mi ritrovo confusa, disorientata, presa alla sprovvista e la mia prima domanda è: “Come devo fare?” Alla fine però fare una scelta importante mi dà un senso di orgoglio, perché se devo farla vuol dire che sono abbastanza matura e autonoma per riuscirci. 

 E.F. 

 

Caro diario,

per me non è facile descrivere un’emozione perché quando la provo non me ne rendo conto. L’unica che riesco, seppure minimamente, a concretizzare è la solitudine. Un sentimento che provo alcune volte, poche ad essere sincero, ma che ho il terrore di sentire in un domani. Quando chiedo ai miei amici con cui non condivido più la classe di vederci e loro mi dicono che sono impegnati, ho un presentimento che mi induce a pensare che mi abbiano sostituito con qualcun altro. A pensarci sopra sono arrivato alla conclusione di essere uno dei pochi che fa ragionamenti così contorti. Non so se ciò sia un bene o solo una preoccupazione proveniente dal lato più ansioso del mio carattere.